Cerca

Le Spezie nella storia Terza parte


I Romani e le spezie

A confronto dei Greci, popolo estremamente raffinato e gaudente, i Romani erano inizialmente rozzi e poco avvezzi ai lussi. Fu l’influenza da un lato degli Etruschi – che avevano già una conoscenza delle spezie, le usavano per esempio, in un vino speziato alla noce moscata – e dall’altro dei mercanti greci a introdurre le spezie esotiche a Roma.

Le cose cambiarono radicalmente dopo che, nel 146 a.C, i Romani rasero a zero la città di Corinto e la Grecia passò sotto il controllo romano. Moltissimi schiavi greci furono portati a Roma come servitori e molti di essi divennero cuochi introducendo sempre più le spezie nella cucina dei Romani. All’inizio il loro uso fu molto osteggiato dalle classi dirigenti, alquanto conservatrici, ma poi tutti si arresero al loro fascino.

I Romani furono così affascinati dalle spezie, che il loro commercio fu una delle ragioni che li spinse alla conquista dell’Oriente. A Roma nel secondo secolo a.C, vi era addirittura una via dove si svolgeva il commercio delle spezie, che rimanevano però riservate alle classi agiate. Nerone ai funerali della moglie bruciò la fornitura di un anno intero di cannella. La spezia più diffusa era il pepe: bianco e nero, tritato e intero e nel 92 d.C. a Roma fu necessario costruire particolari depositi chiamati granai del pepe. Le spezie venivano anche usate per insaporire il sale, poiché i romani lo consideravano un contorno, lo mangiavano spesso con il pane e trovavano logico cambiare e arricchire il suo sapore con le spezie. Il sale “condito” non finiva tutto nei cibi, ma serviva in casa come medicinale di pronto uso per certi disturbi. Ai tempi di Augusto, vi era un’intera flotta dedicata al commercio delle spezie che raggiungeva l’estremo oriente e il luogo di smistamento era Alessandria d’Egitto dove confluivano i carichi che arrivavano via terra e via mare. Un viaggio nell’oceano Indiano durava almeno due anni, finché nel primo secolo dopo Cristo, un mercante greco di nome Hippalus scoprì l’andamento stagionale dei Monsoni, soffiavano verso sudest da aprile a ottobre e verso nordest da ottobre ad aprile. Sfruttando i venti e viaggiando in mare aperto e non più solo lungo le coste, si accorse che il viaggio poteva essere fatto in un tempo dimezzato. Tale scoperta dette notevole impulso ai commerci fra l’Egitto, divenuta una provincia romana, e l’India da parte dei Romani che riuscirono a rompere il monopolio degli Arabi. Il commercio di spezie con l’Oriente continuò fino a quando iniziarono le invasioni barbariche. E anche se nel IV secolo, le spezie erano ancora importanti – infatti, quando Alarico, re dei Visigoti, fece il sacco di Roma pretese, oltre all’oro e all’argento, 5.000 libbre di pepe- con la caduta dell’Impero romano, il commercio verso l’India declinò, lasciando spazio ai mercanti etiopi e arabi che riconquistarono, così, il mercato delle spezie.

11 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti